Ricerca scientifica, innovazione tecnologica e organizzazione dei servizi sanitari stanno cambiando profondamente il modo di affrontare le malattie rare. Proprio su questi temi si ĆØ concentrato il workshop āLe malattie neurologiche rare a Brescia: rete clinica, ricerca e presa in curaā, che si ĆØ svolto il 5 marzo agli Spedali Civili di Brescia nellāambito delle iniziative dedicate alla Giornata Mondiale delle Malattie Rare.
Lāincontro, promosso dal Prof. Alessandro Padovani, professore ordinario di Neurologia dellāUniversitĆ degli Studi di Brescia e direttore della Clinica Neurologica degli Spedali Civili, insieme al Prof. Massimiliano Filosto, Direttore Clinico e Scientifico del Centro Clinico NeMO Brescia, ha riunito clinici, istituzioni, ricercatori e associazioni dei pazienti per confrontarsi sulle sfide della presa in cura delle malattie rare e sul ruolo delle reti cliniche territoriali. In questo quadro si inserisce anche lāesperienza del Centro Clinico NeMO Brescia, che contribuisce allo sviluppo di modelli di cura interdisciplinari in dialogo con la rete neurologica e il territorio.
Ad aprire i lavori ĆØ stato Luigi Cajazzo, Direttore Generale degli Spedali Civili di Brescia, che ha sottolineato il valore strategico del sistema sanitario locale nel rafforzare la rete dedicata alle malattie rare: āBrescia ĆØ una realtĆ che vuole recitare la sua parte nella presa in cura delle malattie rare con la visione dellāospedale nel territorio. Sembra riguardare un settore di nicchia, ma in realtĆ parliamo di due milioni di persone in Italia e sono nella rete bresciana sono ben 9.800 le malattie rare certificate. Vediamo oggi una vera alleanza clinica nel segno della multidisciplinarietĆ .ā
Il tema della trasformazione della medicina e del rapporto tra ospedale e territorio ĆØ stato al centro dellāintervento del Prof. Alessandro Padovani, che ha evidenziato come la gestione delle malattie rare stia entrando in una fase di profonda evoluzione, in cui ricerca, tecnologie digitali e organizzazione dei servizi sanitari devono procedere insieme per garantire percorsi di cura più tempestivi e integrati. Il progresso delle conoscenze, infatti, non sta modificando soltanto le possibilitĆ diagnostiche e terapeutiche, ma anche il modo in cui i sistemi sanitari devono strutturarsi per affrontare la complessitĆ delle malattie rare, che richiedono competenze interdisciplinari e una forte integrazione tra ospedale, territorio e rete dei servizi. āDobbiamo rafforzare il legame tra ospedale e territorio e utilizzare il digitale e lāintelligenza artificiale come strumenti fondamentali, non solo per la ricerca ma anche per migliorare la presa in cura delle persone. Oggi parlare di malattie rare significa considerare la multidimensionalitĆ della malattia: ambiente, disuguaglianze, dimensione psicologica e qualitĆ della vita.ā
Una trasformazione che richiede anche un forte investimento nella formazione delle nuove generazioni di medici, chiamate a operare in una medicina sempre più guidata dai dati e dalle tecnologie. In questo scenario la sfida non ĆØ soltanto scientifica ma anche culturale: mantenere la persona al centro dei percorsi di cura, anche allāinterno di un sistema sanitario sempre più specializzato e complesso.
Un richiamo alla dimensione umana della cura ĆØ arrivato anche da Alberto Fontana, Segretario dei Centri Clinici NeMO, che ha invitato a non perdere di vista la centralitĆ della persona in un contesto sanitario sempre più tecnologico: āQuando affrontiamo patologie cosƬ complesse, lāattenzione clinica rischia di occupare tutto lo spazio. Ma lāunica cosa che non possiamo perdere ĆØ la nostra identitĆ : la centralitĆ della persona. Come il mondo dellāarte ci insegna, a volte uno sfregio può arricchire unāopera. Lo āsfregioā , quel difetto unico, crea profonditĆ e permette di vedere ciò che sta dietro. Anche la fragilitĆ che ĆØ unica per ogni persona che vive una malattia rara, può diventare una profonditĆ che ci permette di vedere il vero valore.ā
Il punto di vista delle persone con malattia rara e delle loro famiglie ĆØ stato portato da Annalisa Scopinaro, presidente di UNIAMO ā Federazione Italiana Malattie Rare, che ha richiamato lāattenzione sulle sfide ancora aperte nel sistema delle malattie rare. Accanto ai progressi della ricerca e alle nuove opportunitĆ terapeutiche, persistono infatti forti disuguaglianze nellāaccesso alle cure, con il rischio che molte famiglie si trovino ad affrontare percorsi complessi in condizioni di isolamento. Le evidenze mostrano che le persone con malattia rara presentano un rischio di depressione fino a tre volte superiore rispetto alla popolazione generale. āQuesta celebrazione ci spinge ogni anno a fare qualcosa in più per le persone con una malattia rara e per tutti gli enti che se ne occupano. Servono azioni concrete e un cambio radicale di prospettiva.ā
La sessione scientifica ha approfondito anche i modelli organizzativi della rete clinica territoriale. La Dott.ssa Maria Soldo, del Centro Malattie Rare degli Spedali Civili, ha illustrato il funzionamento del sistema bresciano, basato su una cabina di regia tra operatori sanitari e servizi del territorio.
Tra i temi affrontati anche la transizione dallāetĆ pediatrica allāetĆ adulta, analizzata dalla Dott.ssa Jessica Galli, passaggio particolarmente delicato per molte persone con malattia rara. Oggi questo momento viene sempre più interpretato come parte di un percorso di continuitĆ di cura, centrato sulla persona e sul suo progetto di vita.
Il Prof. Massimiliano Filosto ha infine evidenziato come i progressi della genetica e della biologia molecolare stiano aprendo una fase nuova nella cura delle malattie neuromuscolari. Le tecniche di sequenziamento del DNA permettono oggi di individuare con maggiore precisione le mutazioni genetiche responsabili della malattia, accelerando i percorsi diagnostici e rendendo possibile lo sviluppo di terapie sempre più mirate.
Nel corso della giornata sono stati inoltre approfonditi altri ambiti della neurologia delle malattie rare: il Dott. Lucio Giordano ha dedicato il suo intervento al tema delle epilessie rare, mentre il Prof. Andrea Pilotto ha affrontato il quadro delle malattie neurodegenerative rare. Il Dott. Andrea Morotti ha infine illustrato le principali sfide cliniche legate alle malattie neurologiche vascolari rare, completando il quadro scientifico della giornata.
Il workshop ha confermato come la sfida delle malattie rare richieda una forte integrazione tra ricerca, clinica e territorio, insieme al contributo fondamentale delle associazioni dei pazienti: una rete che oggi rappresenta una delle infrastrutture più importanti per migliorare la cura e la qualità di vita delle persone che convivono con queste patologie.